I disturbi dell’alimentazione in Italia colpiscono circa 8500 persone ogni anno e vengono definiti
dal Ministero della salute una vera e propria “epidemia sociale” che in questo momento storico, si
va a sommare all’epidemia di COVID-19, costituendo un potenziale rischio per la salute mentale
delle persone.

 I soggetti con disturbi dell’alimentazione e obesità hanno un alto rischio di ricaduta o
peggioramento della gravità del loro disturbo, conseguente alla paura di infezione, all’effetto della
quarantena e per la possibile carenza di adeguati trattamenti psicologici e psichiatrici, che
inevitabilmente, sono associati ad una malattia pandemica.
Oltre agli aspetti psicologici, ci preme evidenziare quanto questi pazienti siano a maggior rischio
di complicanze mediche associate alla malnutrizione o obesità e potrebbero anche essere esposti
a un rischio fisico più elevato in caso di COVID-19.
In base alle conoscenze sugli effetti fisici dei disturbi dell’alimentazione (DA) e obesità, c’è motivo
di credere che persone affette da queste patologie possano essere particolarmente vulnerabili a
forme più severe di infezione da COVID-19 durante la pandemia.
Recenti ricerche hanno dimostrato, inoltre, che lo stato nutrizionale dei pazienti ricoverati per
Covid-19 può rivelarsi un fattore prognostico per il peggioramento del quadro clinico e la necessità
di eventuale ventilazione assistita.

Uno studio dell'Associazione A.C.C.A.

 

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