LUCCA – Da eroi a “introvabili”. E’ la strana parabola con cui, da marzo ad ora, l’opinione pubblica ha definito il ruolo dei medici di famiglia fra la prima e la seconda fase della pandemia. Quello che colpisce, però, è un dato di fatto: ieri come oggi, i medici e gli infermieri continuano a morire. Una realtà che fa riflettere, perchè così va il mondo. Ed a spiegare nel dettaglio della quotidianità, chi sia e come lavori questa figura nell’epoca dell’emergenza COVID 19, è il segretario provinciale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, Lorenzo Mencacci.

  Quasi sempre la prima delle centinaia di telefonate che riempiono la giornata – è l’inizio del racconto - arriva spesso molto presto nella mattina. Da settimane una grande parte riguardavano e riguardano ancora il problema dei tamponi Covid. E' un problema veramente enorme, perchè i nostri pazienti vedono il Medico di Famiglia  come unica fonte per riuscire ad avere un appuntamento in tempi ragionevoli e non biblici, per poter ottenere una risposta prima che, addirittura, non siano scaduti già i termini di quarantena, per poter sapere, alla fine, se siano guariti oppure ancora malati. E’ un lavoro burocratico che il Medico s’è trovato ad affrontare a causa d’ una penuria di personale in quel settore che dovrebbe essere deputato a controllare tale problema, vale a dire l'Igiene Pubblica.  Assolutamente non voglio dire che questo personale sia impreparato ma, invece, solamente e nettamente sotto-dimensionato sul piano numerico. Infatti, ad oggi, che il personale  è stato incrementato nella USL Nord Ovest della Toscana di 150 unità, il servizio ha ripreso a funzionare in maniera soddisfacente. Però, sulla questione, il "semplice" Medico di Famiglia non si è mai tirato indietro nel sostenere questo servizio in sofferenza.

Naturalmente arrivano molte richieste e telefonate da parte di pazienti confusi sui protocolli da seguire per avere certificazioni di malattia, d’ isolamento fiduciario o quarantena per contatti stretti. Ma una parte, molto spesso difficile da far capire ai pazienti – così continua - è l'erronea richiesta di certificazioni inutili, ma ugualmente "pretese" da parte di datori di lavoro completamente all'oscuro delle reali normative esistenti. A loro, spesso, s’ associano anche le istituzioni scolastiche, per la ripresa di attività lavorativa o di rientro a scuola di studenti messi in quarantena. In tali casi la confusione regna sovrana ed il dottore rimane quello che deve far capire la giusta strada da seguire, cosa non sempre facile quando dall'altra parte si trova un paziente giustamente preoccupato di ripercussioni sul proprio lavoro. Queste situazioni si presentano molto spesso durante le ore della giornata lavorativa. E che dire per i pazienti che lo contattano per poter essere rassicurati o solamente consolati. Non dimentichiamo, però, che il Sanitario ha non solo malati Covid, ma anche altri 1400 pazienti che non hanno assolutamente visto nel frattempo scomparire le loro malattie croniche , oncologiche e/o acute. Questi pazienti non possono essere messi in un cassetto e dimenticati, ma chiedono attenzioni come prima dell'era covid, anzi con maggiore difficoltà gestionale a causa della riduzione dei servizi ambulatoriali specialistici perchè sovente lasciati attivi solo per le urgenze in modo da liberare risorse professionali per l'emergenza Covid.

Fra tutto quanto detto – sono sue parole - il "semplice"  Medico di Famiglia deve anche assolutamente trovare il tempo d’eseguire, per i pazienti, una campagna vaccinale anti-influenzale efficace e che purtroppo quest'anno ha incontrato non poche difficoltà. Naturalmente, tutto ciò deve essere fatto cercando d’ avere un livello di sicurezza ottimale per sè stesso ed i pazienti. Vi garantisco, comunque, che  non è facile lavorare tutti bardati con i DPI come astronauti dell'era Covid.

A ciò – precisa - si deve aggiungere anche tutto il "normale" carico burocratico: ricettazioni, certificazioni INAIL, richieste per presidi medici di ogni tipo, certificazioni per accesso alle varie commissioni. Anche queste cose non possono essere accantonate. Intanto passano e le ore e scorre la giornata d’ un "semplice" Medico di Famiglia sempre più stanco anche fisicamente, oltre che mentalmente .

Recentemente – ricorda - mi ha colpito una frase d’ una collega che, di fronte alla richiesta di adesione ad eseguire i tamponi rapidi per i pazienti che rientrano nella tipologia riconosciuta idonea risponde: "Con le ultime energie a disposizione ce la dovrei fare". Anche in questo caso, il "semplice"  Medico di Famiglia  non si tira indietro.

 Erano le 20,30, quando ho contattato un altro collega  che, in compagnia della consorte, si stava recando in un paesino montano  della Media Valle , per visitare e medicare una anziana paziente politraumatizzata. Ebbene – conclude - pensiamo a che ora sarà rientrato al proprio domicilio, forse alle ore 22 se tutto sia andato bene e forse a quell'ora avrà termine la dura giornata di lavoro d’ un semplice Medico di Famiglia, oggi "non più eroe, ma rinominato introvabile." 

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