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INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ORDINE QUIRICONI SUL "NEPOTISMO"

Il presidente dell'Ordine dei Medici: "La legge regionale anti nepotismo? E' superflua"

Attualità : Interventi

del 07/05/2009 di La redazione del giornale Multimediale "LO SCHERMO"

LUCCA - “Una norma assolutamente superflua”. Così il presidente dell’Ordine dei Medici e Chirurghi della provincia di Lucca, dottor Umberto Quiriconi , definisce la legge “anti nepotismo” approvata lunedì scorso dalla giunta della Regione Toscana, su proposta dell’assessore alla sanità Enrico Rossi , una norma voluta per “fermare”, come Rossi stesso ha detto “il fenomeno del nepotismo nelle Asl Toscane”.

 

“Il fenomeno del nepotismo sanitario – commenta Quiriconi - è ritenuto in modo ipocrita rilevante in ambito concorsuale, mentre la realtà dei fatti lo relega invece ad una eventualità assolutamente marginale. In questo modo il mondo politico, dopo essersi stracciato le vesti ed essersi mostrato sdegnato di fronte ad un problema pressoché inesistente, emana più o meno consapevolmente un provvedimento del tutto inadeguato che non rispecchia la realtà della situazione”.

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Lucca ricorda allora come “in un recente passato si sono predisposte inchieste per accertare presunte pressioni da parte di ‘caste’ e ‘baronie’ fingendo di dimenticare che oggigiorno il vero potere in proposito è detenuto dalla politica stessa, senza il cui benestare nulla si muove e se si muove dà l’impressione sempre e comunque di rispondere ad un preciso disegno teso a realizzare obiettivi più o meno occulti”.

Il dottor Quiriconi sostiene inoltre quello che lui ritiene “un dato di fatto: la perversa filiera di assessorati alla salute, direttori generali e dirigenti medici condiziona pesantemente la gestione della sanità, ‘ingessando’ di fatto il sistema e ostacolando una vera competizione al suo interno, basata sulla meritocrazia e tesa a migliorarlo”.

Infine un’ultima considerazione su questa legge ‘anti nepotismo’ che, ricordiamolo, si pone come obiettivo quello di far sì che, nella stessa unità operativa, o nello stesso dipartimento, non potranno più lavorare, in condizione di subordinazione gerarchica, persone unite da legami familiari: padri e figli, mariti e mogli, conviventi, insomma parenti fino al terzo grado.

“Questa norma – conclude Quiriconi - rappresenta l’ennesima dimostrazione della impudenza della politica che, oltretutto, esercita con sempre maggiore arroganza il suo potere imponendo scelte del tutto opinabili e rifiutando l’ascolto delle istanze dei professionisti a meno che non siano rigorosamente allineati. Quest’ultima è forse la piaga più maleodorante di tutta la situazione: la insopportabile connivenza di una parte del mondo medico che avvalla ogni decisione politica sacrificando, per interessi particolari, i valori fondanti della professione”.

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